INTRODUZIONE
Uscito nel 2022 sotto la sapiente regia di Mark Mylod (noto per il suo lavoro magistrale in Succession), The Menu si inserisce prepotentemente nel filone del thriller satirico a tinte horror, una black comedy spietata che mette nel mirino l’alta cucina e, soprattutto, il consumismo d’élite. Il film si posiziona come un’opera chirurgica e sovversiva, capace di destrutturare i vizi della società borghese contemporanea attraverso la metafora del fine dining. Non è solo un thriller psicologico claustrofobico, ma una feroce satira sociale che dialoga apertamente con opere come Parasite e Triangle of Sadness, confermando la fame del cinema recente per le storie di lotta (e contrasto) di classe.
- Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura, firmata da Seth Reiss e Will Tracy, è un meccanismo a orologeria. Ogni portata del menu corrisponde a un atto narrativo che svela progressivamente le ipocrisie, i peccati e i segreti dei commensali. La forza della scrittura risiede nella caratterizzazione dei personaggi: tipi umani grotteschi ma tragicamente reali, che rappresentano i diversi parassiti dell’arte (il critico presuntuoso, l’appassionato pretenzioso, i ricchi annoiati, la star decaduta).
Al centro troviamo lo scontro ideologico e psicologico tra lo Chef e Margot, l’unica vera “intrusa” della serata. Margot non appartiene a quel mondo, non ne venera il simulacro e, per questo, diventa l’unica variabile impazzita in un piano altrimenti perfetto. I dialoghi sono taglienti, intrisi di un’ironia macabra che non lascia scampo.
- Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il ritmo del film è scandito rigorosamente dalla presentazione dei piatti. Questa struttura ad episodi interni crea un crescendo di tensione insostenibile, dove l’atmosfera passa rapidamente dalla pretenziosa formalità iniziale a un terrore palpabile e surreale.
- Il punto di forza: Ogni “battito di mani” dello Chef resetta l’attenzione dello spettatore, introducendo un nuovo colpo di scena o un’escalation di violenza psicologica (e fisica).
- Il punto di debolezza: Nella parte centrale, subito dopo la rivelazione della vera natura della cena, il film subisce un leggerissimo rallentamento fisiologico, un momento di assestamento prima del pirotecnico e delizioso finale.
- Voto parziale: 4.0/5 ⭐⭐⭐⭐☆
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
La regia di Mark Mylod è geometrica, pulita, quasi clinica, specchio fedele della disciplina che vige nella cucina di Hawthorne. La fotografia di Peter Deming valorizza i contrasti: i toni freddi, asettici e minimalisti della sala da pranzo si contrappongono al calore fiammeggiante dei fuochi della cucina, creando un’esperienza visiva sofisticata e claustrofobica al tempo stesso. La colonna sonora di Colin Stetson è monumentale: un mix di archi tesi, percussioni metalliche e suoni che mimano il caos controllato di una brigata, capace di trasformare il rumore di una cucina in un requiem angosciante.
- Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
The Menu costruisce un microcosmo perfetto nell’isola di Hawthorne. L’universo del ristorante è totalizzante, una setta dove la devozione allo Chef supera l’istinto di autoconservazione. Il messaggio filosofico è una critica feroce alla mercificazione dell’arte e alla perdita del significato primordiale delle cose.
Lo Chef Julian Slowik non soffre perché il suo cibo è cattivo, ma perché i suoi clienti hanno tolto il “piacere” dall’atto di mangiare, sostituendolo con lo status sociale, l’intellettualismo sterile e la pretesa di possesso.
Il film ci ricorda che quando l’arte diventa un prodotto per soli eletti insensibili, sia l’artista che il fruitore sono già spiritualmente morti.
- Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Il sole nero attorno a cui ruota l’intera pellicola è indubbiamente lo Chef Julian Slowik, interpretato da un immenso Ralph Fiennes.
Fiennes offre una performance di raggelante carisma e insospettabile vulnerabilità. Con un solo sguardo o un sussurro, riesce a trasmettere il dolore profondo di un artista spezzato dal capitalismo e dalla cecità dei suoi stessi clienti. La sua recitazione è priva di istrionismi barocchi; lavora sottrazione, rendendo la follia del personaggio tragicamente logica ed elegante. È lui il vero burattinaio, un cattivo per cui lo spettatore, paradossalmente, non può fare a meno di provare una macabra empatia.
- Voto parziale: 5.0/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
CONSIDERAZIONI FINALI
- Cosa ha funzionato meglio (Pregi):
- L’interpretazione magistrale del duo Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy.
- Una satira sociale affilata come un coltello da cucina, sorretta da un umorismo nero irresistibile.
- Il comparto visivo e sonoro che trasforma il cibo in un elemento di pura suspense.
- La metafora del “cheeseburger” come ritorno alla purezza dell’arte e dell’infanzia.
- Cosa ha convinto meno (Difetti):
- Le motivazioni della sottomissione totale della brigata di cucina rimangono accennate e richiedono una forte sospensione dell’incredulità.
- Alcuni personaggi secondari (come i tre dipendenti tech) rimangono bidimensionali, meri bersagli della satira senza una reale evoluzione.
VOTO FINALE
The Menu è un’esperienza cinematografica squisita, un thriller gastronomico che sa esattamente come stuzzicare il palato dello spettatore per poi colpirlo allo stomaco. Un’opera lucida, feroce e confezionata con una cura formale impeccabile.
- Voto Finale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
