INTRODUZIONE
Uscito su Netflix dopo il passaggio in anteprima ad Alice nella Città, Eravamo bambini – diretto da Marco Martani e tratto dalla pièce teatrale Zero di Massimiliano Bruno – si inserisce nel fecondo ma rischioso filone del thriller drammatico a incastri temporali. Il film tenta di esplorare il trauma infantile attraverso la lente del genere, ponendosi a metà strada tra il revenge movie all’italiana e il dramma generazionale. Martani mette in scena la storia di un gruppo di amici d’infanzia che, a distanza di vent’anni da un evento tragico che ha devastato le loro vite in un piccolo paese della Calabria, si ritrova per un regolamento di conti con il passato. Un’opera che ambisce a graffiare l’anima dello spettatore, scontrandosi tuttavia con i limiti della sua stessa struttura.
SCRITTURA E PERSONAGGI
- Voto parziale: 2.5/5 ⭐⭐🌟☆☆
La sceneggiatura, firmata dallo stesso Martani insieme a Massimiliano Bruno, sconta purtroppo l’origine teatrale e una marcata tendenza al didascalismo. I dialoghi, spesso troppo espliciti, tolgono spazio al “non detto”, frammentando l’evoluzione dei personaggi. Sebbene l’idea di dividere il racconto in capitoli focalizzati sui singoli protagonisti (interpretati da un cast corale che include Lorenzo Richelmy, Alessio Lapice, Lucrezia Guidone, Giancarlo Commare e Francesco Russo) sia interessante sulla carta, l’approfondimento psicologico risulta altalenante. Alcuni archi narrativi appaiono stereotipati, e i personaggi secondari – come le figure genitoriali o i “cattivi” della vicenda – rischiano più volte di scivolare nella macchietta melodrammatica.
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
- Voto parziale: 3/5 ⭐⭐⭐☆☆
Il montaggio alternato, che viaggia costantemente tra i flashback dell’estate del 2001 e il presente della vendetta, riesce inizialmente a creare una buona dose di mistero e tensione. Il ritmo è serrato nella prima metà, sostenuto dalla curiosità di scoprire l’esatta natura del trauma originario. Tuttavia, la gestione dei tempi narrativi subisce dei forti rallentamenti nella parte centrale, dove le ripetizioni concettuali prendono il sopravvento. I colpi di scena sono presenti, ma per un pubblico avvezzo al genere risultano in parte prevedibili, depotenziando la catarsi del climax finale.
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
- Voto parziale: 3.5/5 ⭐⭐⭐🌟☆
Il comparto tecnico è indubbiamente il punto di forza della pellicola. La regia di Marco Martani è pulita, geometrica, capace di sfruttare bene gli spazi opprimenti della provincia calabrese. La fotografia di Valerio Azzali gioca magistralmente sul contrasto cromatico: calda, accecante e nostalgica nelle sequenze del passato; fredda, desaturata e livida nel presente, riflettendo lo stato d’animo dei protagonisti.
La colonna sonora accompagna con efficacia la discesa agli inferi dei personaggi, enfatizzando i momenti di massima tensione emotiva senza risultare eccessivamente invasiva, ma fungendo da vero e proprio collante emotivo tra le due epoche.
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
- Voto parziale: 3/5 ⭐⭐⭐☆☆
Il cuore tematico di Eravamo bambini risiede nell’impossibilità di fuggire dal proprio passato e nella tossicità del trauma non elaborato. L’universo in cui muovono i passi i protagonisti è una provincia italiana claustrofobica, omertosa e immobile, che fagocita l’innocenza dell’infanzia. Il film fotografa con lucidità come la violenza subita da piccoli possa trasformarsi in una prigione mentale da adulti. Manca, però, uno scatto filosofico ulteriore: la riflessione sulla vendetta rimane ancorata a dinamiche già viste nel cinema di genere, senza offrire una reale rielaborazione originale del concetto di colpa e redenzione.
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Nonostante la natura corale dell’opera, a rubare la scena è Francesco Russo nel ruolo di Walter. Con una performance viscerale, dolente e misurata, Russo riesce a trasmettere la fragilità psicologica e il peso insostenibile del passato in modo molto più efficace rispetto ai binari rigidi della sceneggiatura. I suoi sguardi e la sua fisicità restituiscono allo spettatore il vero nucleo drammatico del film, elevando ogni sequenza in cui è presente e offrendo l’interpretazione più memorabile della pellicola.
CONSIDERAZIONI FINALI
Cosa ha funzionato meglio (Pregi)
- L’impatto visivo: La fotografia e la scelta delle location creano un’atmosfera suggestiva e coerente.
- Le performance attoriali: Il giovane cast si impegna al massimo, regalando picchi interpretativi eccellenti (su tutti, Francesco Russo).
- L’incipit: La costruzione del mistero nei primi minuti è solida e cattura l’attenzione.
Cosa ha convinto meno (Difetti)
- La sceneggiatura didascalica: Dialoghi troppo scritti e poco naturali che smorzano la tensione emotiva.
- Prevedibilità: Alcuni snodi di trama e colpi di scena abusano dei cliché del genere revenge.
- Sbilanciamento del ritmo: La transizione tra i vari capitoli dedicati ai personaggi crea discontinuità narrativa.
VOTO FINALE
- Valutazione complessiva: 3/5 ⭐⭐⭐☆☆
