
L’opera prima della regista scozzese Charlotte Wells non si limita a inserirsi nel panorama del cinema indipendente contemporaneo: ne ridefinisce i confini espressivi. Aftersun è una gemma di rara e dolorosa bellezza, un dramma intimo che sfrutta il filtro del ricordo per esplorare l’inafferrabilità della memoria e la complessità dei legami genitoriali. Inserendosi nel solco del cinema della memoria di maestri come Terence Davies o Lynne Ramsay, la pellicola trasforma una semplice vacanza estiva a fine anni ’90 in una struggente elegia sull’assenza, imponendosi come uno degli esordi più folgoranti del cinema del XXI secolo.
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura lavora per sottrazione, affidando la narrazione non ai detti, ma agli spazi vuoti, ai silenzi e ai non-detti tra Calum e la figlia undicenne Sophie. L’evoluzione di quest’ultima avviene attraverso uno sguardo retrospettivo: la Sophie adulta riorganizza i frammenti dei video amatoriali per cercare di decifrare un padre che non ha mai davvero compreso. I dialoghi sono intrisi di una naturalezza disarmante, dove l’apparente banalità delle conversazioni da villaggio turistico nasconde la crepa tragica di una depressione strisciante e inespressa.
Voto: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il ritmo è rarefatto, ipnotico e deliberatamente contemplativo. La narrazione non si poggia su colpi di scena tradizionali o drammi ad alto impatto scenico, ma costruisce la tensione attraverso una sottile sensazione di imminente perdita.
- Punti di forza: Il montaggio alterna fluidamente i momenti di calmo realismo alle sequenze oniriche nella stroboscopica “sala da ballo della mente”, creando un’atmosfera sospesa.
- Margini di criticità: Chi cerca una struttura drammatica classica potrebbe avvertire una flessione centrale, dove la staticità delle giornate di vacanza rischia di dilatare eccessivamente i tempi narrativi.
Voto: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Charlotte Wells dimostra un controllo formale straordinario. La fotografia di Gregory Oke sfrutta la grana calda della pellicola e i riflessi sugli schermi per restituire la consistenza tattile del passato. La colonna sonora è un capolavoro di contestualizzazione e risignificazione: i brani pop anni ’90 perdono ogni nostalgia di maniera, culminando nella sequenza finale scandita da Under Pressure di Queen e David Bowie, rielaborata per diventare uno dei momenti più emotivamente devastanti della storia recente del cinema.
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Il film costruisce un universo microscopico ma universale, fondato sul concetto di “ricostruzione mnemonica”. Il world-building è lo spazio intimo di un villaggio turistico turco ormai decaduto, metafora perfetta di un’infanzia ideale che mostra le sue prime crepe.
“Penso sia fantastico che condividiamo lo stesso cielo. Così anche se non siamo nello stesso posto, possiamo guardare in alto ed essere insieme.”
La pellicola riflette sul senso di colpa di chi sopravvive, sull’impossibilità di salvare chi amiamo e sulla presa di coscienza di come i nostri genitori fossero, prima di tutto, esseri umani vulnerabili e spezzati.
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Il cuore pulsante dell’opera è Calum, interpretato da un immenso Paul Mescal (meritatamente candidato all’Oscar per questo ruolo). Mescal offre un’interpretazione di spaventosa trattenuta emotiva: incarna la maschera di un padre affettuoso, protettivo e giocoso, lasciando intravedere l’abisso della salute mentale solo quando volge le spalle alla cinepresa. La scena in cui piange da solo sul letto, ripreso di spalle, è una lezione magistrale di recitazione e pudore registico.
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
CONSIDERAZIONI FINALI
Cosa ha funzionato meglio:
- L’eccezionale alchimia tra Paul Mescal e la giovanissima Frankie Corio.
- La gestione della regia, che suggerisce la tragedia senza mai scivolare nel ricatto emotivo.
- La sequenza di chiusura, un capolavoro assoluto di montaggio e senso visivo.
Cosa ha convinto meno:
- Una narrazione estremamente frammentata che richiede un ruolo attivo e partecipe da parte dello spettatore.
- La cornice temporale della Sophie adulta, talvolta troppo criptica rispetto al cuore pulsante del racconto passato.
VOTO FINALE
Voto: 4.8/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
