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The Menu (2022)

writer June 29, 2026 5 minutes read
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Avviso. Il presente contenuto visivo è il risultato, in tutto o in parte, dell’elaborazione di un sistema di intelligenza artificiale (art. 50, Regolamento UE 2024/1689).

INTRODUZIONE

Uscito nel 2022 sotto la sapiente regia di Mark Mylod (noto per il suo lavoro magistrale in Succession), The Menu si inserisce prepotentemente nel filone del thriller satirico a tinte horror, una black comedy spietata che mette nel mirino l’alta cucina e, soprattutto, il consumismo d’élite. Il film si posiziona come un’opera chirurgica e sovversiva, capace di destrutturare i vizi della società borghese contemporanea attraverso la metafora del fine dining. Non è solo un thriller psicologico claustrofobico, ma una feroce satira sociale che dialoga apertamente con opere come Parasite e Triangle of Sadness, confermando la fame del cinema recente per le storie di lotta (e contrasto) di classe.

  • Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆

SCRITTURA E PERSONAGGI

La sceneggiatura, firmata da Seth Reiss e Will Tracy, è un meccanismo a orologeria. Ogni portata del menu corrisponde a un atto narrativo che svela progressivamente le ipocrisie, i peccati e i segreti dei commensali. La forza della scrittura risiede nella caratterizzazione dei personaggi: tipi umani grotteschi ma tragicamente reali, che rappresentano i diversi parassiti dell’arte (il critico presuntuoso, l’appassionato pretenzioso, i ricchi annoiati, la star decaduta).

Al centro troviamo lo scontro ideologico e psicologico tra lo Chef e Margot, l’unica vera “intrusa” della serata. Margot non appartiene a quel mondo, non ne venera il simulacro e, per questo, diventa l’unica variabile impazzita in un piano altrimenti perfetto. I dialoghi sono taglienti, intrisi di un’ironia macabra che non lascia scampo.

  • Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆

RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA

Il ritmo del film è scandito rigorosamente dalla presentazione dei piatti. Questa struttura ad episodi interni crea un crescendo di tensione insostenibile, dove l’atmosfera passa rapidamente dalla pretenziosa formalità iniziale a un terrore palpabile e surreale.

  • Il punto di forza: Ogni “battito di mani” dello Chef resetta l’attenzione dello spettatore, introducendo un nuovo colpo di scena o un’escalation di violenza psicologica (e fisica).
  • Il punto di debolezza: Nella parte centrale, subito dopo la rivelazione della vera natura della cena, il film subisce un leggerissimo rallentamento fisiologico, un momento di assestamento prima del pirotecnico e delizioso finale.
  • Voto parziale: 4.0/5 ⭐⭐⭐⭐☆

REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA

La regia di Mark Mylod è geometrica, pulita, quasi clinica, specchio fedele della disciplina che vige nella cucina di Hawthorne. La fotografia di Peter Deming valorizza i contrasti: i toni freddi, asettici e minimalisti della sala da pranzo si contrappongono al calore fiammeggiante dei fuochi della cucina, creando un’esperienza visiva sofisticata e claustrofobica al tempo stesso. La colonna sonora di Colin Stetson è monumentale: un mix di archi tesi, percussioni metalliche e suoni che mimano il caos controllato di una brigata, capace di trasformare il rumore di una cucina in un requiem angosciante.

  • Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆

MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING

The Menu costruisce un microcosmo perfetto nell’isola di Hawthorne. L’universo del ristorante è totalizzante, una setta dove la devozione allo Chef supera l’istinto di autoconservazione. Il messaggio filosofico è una critica feroce alla mercificazione dell’arte e alla perdita del significato primordiale delle cose.

Lo Chef Julian Slowik non soffre perché il suo cibo è cattivo, ma perché i suoi clienti hanno tolto il “piacere” dall’atto di mangiare, sostituendolo con lo status sociale, l’intellettualismo sterile e la pretesa di possesso.

Il film ci ricorda che quando l’arte diventa un prodotto per soli eletti insensibili, sia l’artista che il fruitore sono già spiritualmente morti.

  • Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆

IL PERSONAGGIO CHIAVE

Il sole nero attorno a cui ruota l’intera pellicola è indubbiamente lo Chef Julian Slowik, interpretato da un immenso Ralph Fiennes.

Fiennes offre una performance di raggelante carisma e insospettabile vulnerabilità. Con un solo sguardo o un sussurro, riesce a trasmettere il dolore profondo di un artista spezzato dal capitalismo e dalla cecità dei suoi stessi clienti. La sua recitazione è priva di istrionismi barocchi; lavora sottrazione, rendendo la follia del personaggio tragicamente logica ed elegante. È lui il vero burattinaio, un cattivo per cui lo spettatore, paradossalmente, non può fare a meno di provare una macabra empatia.

  • Voto parziale: 5.0/5 ⭐⭐⭐⭐⭐

CONSIDERAZIONI FINALI

  • Cosa ha funzionato meglio (Pregi):
    • L’interpretazione magistrale del duo Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy.
    • Una satira sociale affilata come un coltello da cucina, sorretta da un umorismo nero irresistibile.
    • Il comparto visivo e sonoro che trasforma il cibo in un elemento di pura suspense.
    • La metafora del “cheeseburger” come ritorno alla purezza dell’arte e dell’infanzia.
  • Cosa ha convinto meno (Difetti):
    • Le motivazioni della sottomissione totale della brigata di cucina rimangono accennate e richiedono una forte sospensione dell’incredulità.
    • Alcuni personaggi secondari (come i tre dipendenti tech) rimangono bidimensionali, meri bersagli della satira senza una reale evoluzione.

VOTO FINALE

The Menu è un’esperienza cinematografica squisita, un thriller gastronomico che sa esattamente come stuzzicare il palato dello spettatore per poi colpirlo allo stomaco. Un’opera lucida, feroce e confezionata con una cura formale impeccabile.

  • Voto Finale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆

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Avviso di trasparenza. Per la produzione di questo contenuto sono stati utilizzati sistemi di intelligenza artificiale. La responsabilità editoriale resta interamente umana. Informativa resa ai sensi dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).
Tags: film menu personaggi recensione scrittura The Menu tracy will

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