
Marty Supreme (2025), diretto da Josh Safdie e prodotto da A24, irrompe nel panorama cinematografico contemporaneo come un’opera ambiziosa, frenetica e dal sapore irripetibile. Posizionato come uno dei progetti più attesi e costosi della celebre casa di produzione indie, il film segna il ritorno dietro la macchina da presa di Josh Safdie senza il fratello Benny, inaugurando una nuova fase autoriale. Ispirato liberamente alla vita del leggendario giocatore di ping-pong Marty Reisman, il film si inserisce nella tradizione dei drammi sportivi anticonvenzionali, mescolando l’energia caotica del cinema newyorkese con una profonda indagine sull’ossessione e sul sogno americano.
SCRITTURA E PERSONAGGI
Voto parziale: 4/5 (⭐⭐⭐⭐☆)
La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Josh Safdie e Ronald Bronstein, mantiene il marchio di fabbrica del duo: una scrittura viscerale, tagliente e claustrofobica. I dialoghi sono un flusso continuo di battute fulminee, trattative al limite del paradosso e confessioni sussurrate nel caos della metropoli. L’evoluzione del protagonista Marty è un crescendo di arroganza, vulnerabilità e disperazione esistenziale. La gestione dei personaggi secondari – dai rivali al tavolo da gioco alle figure losche che popolano il sottobosco della New York d’epoca – è funzionale a costruire un ecosistema umano affascinante, dove nessuno è un semplice stereotipo.
“Nel ping-pong, come nella vita, la palla viaggia troppo veloce per permetterti di mentire a te stesso.”
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Voto parziale: 4.5/5 (⭐⭐⭐⭐⭐)
Il ritmo narrativo è semplicemente travolgente. Josh Safdie riprende la tensione al cardiopalma che aveva reso celebri pellicole come Uncut Gems, applicandola però a un contesto d’epoca e sportivo insolito. La gestione dei tempi cinematografici è magistrale: il montaggio è un crescendo parossistico che non concede un attimo di respiro allo spettatore. I colpi di scena si susseguono all’interno dei match e fuori dal tavolo da gioco, trasformando ogni scambio in una questione di vita o di morte, e riducendo al minimo i momenti di stanca.
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Voto parziale: 4.5/5 (⭐⭐⭐⭐⭐)
Dal punto di vista tecnico e visivo, Marty Supreme è un vero e proprio trionfo di stile. La regia di Josh Safdie sfrutta una cinepresa nervosa, vicinissima ai corpi e ai volti, capace di catturare il sudore, la polvere e la tensione visiva di ogni ambientazione. La fotografia ricrea una New York decadente, sporca e affascinante, giocata su tonalità calde e pellicole sgranate che odorano di anni Cinquanta.
La colonna sonora è un elemento narrativo fondamentale: un mix ipnotico di jazz frenetico, rumori ambientali amplificati e tracce d’epoca che scandiscono il battito cardiaco del protagonista, amplificando la sensazione di caduta libera in cui vive.
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Voto parziale: 4/5 (⭐⭐⭐⭐☆)
Il tema portante del film è l’ossessione per la grandezza in un mondo che rifiuta di riconoscerti. Il world-building ricostruisce una New York sotterranea fatta di sale da biliardo, club fumosi, scantinati e competizioni clandestine, restituendo l’atmosfera di un’America periferica e marginale lontana dai riflettori di Hollywood. Il messaggio filosofico interroga lo spettatore sul prezzo dell’ambizione sfrenata: fino a che punto si può spingere un uomo pur di lasciare il proprio nome nella storia, anche se attraverso uno sport minore e snobbato dai mass media?
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Voto parziale: 5/5 (⭐⭐⭐⭐⭐)
Il personaggio chiave e indiscusso dominatore della pellicola è Marty, interpretato da un Timothée Chalamet in stato di grazia. Chalamet abbandona ogni filtro di glamour giovanile per immergersi anima e corpo in un ruolo fisico, sgradevole, magnetico e disperato. La sua performance è un tour de force recitativo che regge sulle proprie spalle l’intero peso emotivo e narrativo del film, rubando la scena in ogni singolo fotogramma.
CONSIDERAZIONI FINALI
Voto parziale: 4/5 (⭐⭐⭐⭐☆)
- Cosa ha funzionato meglio: L’incredibile energia della regia e l’interpretazione monumentale di Timothée Chalamet; la capacità di rendere uno sport apparentemente minore come il ping-pong teso e cinematograficamente spettacolare.
- Cosa ha convinto meno: La struttura narrativa, basata interamente sulla spirale di tensione del protagonista, potrebbe risultare estenuante o emotivamente faticosa per gli spettatori meno avvezzi al cinema di stampo safdiano.
VOTO FINALE
4.5/5 ⭐⭐⭐⭐
