
Nel panorama del cinema contemporaneo, poche opere sono riuscite a catturare l’essenza dell’inquietudine giovanile e della scoperta di sé con la grazia sensuale di Call Me by Your Name (2017). Diretto da Luca Guadagnino e tratto dal romanzo di André Aciman, il film rappresenta il capitolo conclusivo della sua “Trilogia del Desiderio”. Ambientato in una calda estate del 1983 nella campagna cremasca, il film trascende il classico schema del coming-of-age queer per trasformarsi in una meditazione universale sul tempo, la memoria e l’impermanenza degli affetti, ritagliandosi un posto d’onore nella storia recente del cinema d’autore.
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura, firmata dal maestro James Ivory (premiata con l’Oscar), lavora per sottrazione, affidando la narrazione al non detto, agli sguardi e a una tensione gestuale di straordinaria precisione.
- Elio Perlman: L’evoluzione di Elio è trattata con chirurgica sensibilità psicologica. Da intellettuale arrogante ma fragile, si trasforma attraverso la scoperta del proprio corpo e dell’esposizione emotiva.
- Oliver: Personaggio apparentemente monolitico e sicuro di sé, che rivela gradualmente le proprie ombre e il peso delle convenzioni sociali dell’epoca.
- I Personaggi Secondari: Non semplici comparse, ma catalizzatori emotivi. La dinamica familiare rappresenta un’oasi di cultura ed empatia raramente vista sullo schermo, culminante in un monologo paterno destinato a rimanere nella storia del cinema.
“Disradichiamo così tanto di noi stessi per guarire più in fretta dalle cose, che a trent’anni siamo prosciugati.”
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il film adotta una temporalità dilatata che replica fedelmente l’ozio intellettuale e la lentezza delle calde giornate estive.
- La Gestione del Tempo: Guadagnino costruisce una narrazione epidermica, dove la tensione emotiva cresce per accumulo costante di dettagli apparentemente insignificanti.
- I Cali di Ritmo: Nella seconda parte, alcune digressioni paesaggistiche rischiano di rallentare eccessivamente l’azione, ma si rivelano necessarie per preparare lo spettatore al doloroso e inevitabile epilogo.
- I Moti dell’Animo: Non vi sono colpi di scena di tipo strutturale; la vera sorpresa risiede nella spietata e sincera evoluzione dei sentimenti dei protagonisti.
Voto: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Il comparto tecnico è il vero motore sensoriale della pellicola. La regia di Guadagnino evita facili voyeurismi, mantenendo una distanza partecipe e rispettosa dei corpi.
- La Fotografia: Curata da Sayombhu Mukdeeprom, cattura la luce naturale del nord Italia con una palette calda e materica, rendendo la natura circostante un personaggio vivo.
- La Colonna Sonora: Un collage sublime che spazia dalla musica classica (Bach, Ravel) al pop italiano anni ’80, fino ai brani originali di Sufjan Stevens (Mystery of Love e Visions of Gideon), vero e proprio specchio lirico delle emozioni di Elio.
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
L’universo di Call Me by Your Name è una bolla colta e protetta, un’Arcadia bucolica dove la bellezza classica si intreccia con il quotidiano.
- La Dialettica dell’Identità: Il titolo stesso racchiude il cuore filosofico dell’opera: l’atto di chiamare l’altro con il proprio nome rappresenta il totale annullamento dell’ego nell’unione con l’amato.
- Il Concetto di Memoria e Dolore: La storia riflette sulla necessità di accogliere la sofferenza anziché anestetizzarla, celebrando la vulnerabilità come unica via per un’esistenza autentica.
Voto: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Sebbene Timothée Chalamet offra una prova attoriale monumentale e generazionale, il personaggio chiave che domina il sottotesto emotivo del film è il Professor Mr. Perlman, interpretato da un immenso Michael Stuhlbarg.
Il suo monologo finale nella biblioteca di casa trascende la finzione cinematografica per trasformarsi in un manifesto di amore genitoriale, empatia e saggezza filosofica che ridefinisce l’intera portata emotiva del film.
Voto: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
CONSIDERAZIONI FINALI
Cosa ha funzionato meglio:
- L’interpretazione viscerale e sfaccettata di Timothée Chalamet, suggellata dall’indimenticabile piano sequenza finale sui crediti di coda.
- La chimica tangibile tra i due protagonisti e la delicatezza della sceneggiatura di James Ivory.
- Una colonna sonora d’autore perfettamente integrata con il tessuto visivo.
Cosa ha convinto meno:
- Una rappresentazione della vita di provincia a tratti fin troppo idealizzata ed elitaria.
- Alcuni lievi rallentamenti nella parte centrale della gita a Bergamo che possono mettere alla prova lo spettatore abituato a ritmi più serrati.
Voto: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
