
Tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, la serie/miniserie televisiva La vita bugiarda degli adulti, diretta da Edoardo De Angelis, si posiziona come un racconto di formazione crudo, denso e viscerale. Ambientato nella Napoli degli anni ’90, il progetto si inserisce nel solco delle grandi trasposizioni letterarie contemporanee, affrontando il peso delle eredità familiari e la scoperta delle ipocrisie del mondo adulto. De Angelis declina il realismo psicologico della Ferrante attraverso una lente visiva peculiare, sospesa tra l’eleganza borghese della Napoli “di sopra” e la ruvidezza viscerale della Napoli “di sotto”.
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura, firmata dallo stesso De Angelis insieme a Elena Ferrante, Laura Paolucci e Francesco Piccolo, restituisce con straordinaria fedeltà la complessità dei dialoghi e le sfumature psicologiche del romanzo. Il percorso della giovane Giovanna è un arco di trasformazione doloroso: la scoperta che il padre la paragona all’odiata zia Vittoria innesca un terremoto identitario. I personaggi secondari non fungono da meri contorni, ma rappresentano ciascuno una diversa declinazione della menzogna adulta. L’ipocrisia intellettuale dei genitori si scontra con la verità brutale, ma a suo modo autentica, della dimensione popolare.
Valutazione: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il ritmo della narrazione segue le fluttuazioni emotive tipiche dell’adolescenza: momenti di profonda introspezione ed edonistica lentezza si alternano a improvvisi scoppi di tensione drammatica. Il montaggio asseconda la frammentazione interiore della protagonista, anche se nella parte centrale della storia si avverte qualche lieve calo di ritmo, dovuto a un’eccessiva insistenza su dinamiche relazionali ricorsive. I “colpi di scena” non sono mai dozzinali, ma risiedono nella svelamento progressivo dei segreti di famiglia e dei tradimenti affettivi.
Valutazione: 3.5/5 ⭐⭐⭐½
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Edoardo De Angelis firma una regia di grande personalità, capace di muoversi tra la dimensione intima dei volti e l’espressività degli spazi urbani. La fotografia gioca sapientemente sui contrasti cromatici: i toni caldi, soffusi e patinati dell’alta borghesia del Vomero si contrappongono alle ombre, alle luci grezze e ai toni terrosi dell’hinterland napoletano. La colonna sonora — arricchita da brani iconici degli anni ’90 e da una selezione musicale mai banale — agisce da vera e propria cassa di risonanza emotiva, amplificando la rabbia, la confusione e il desiderio di libertà dei personaggi.
Valutazione: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Il tema centrale dell’opera è la menzogna usata come strumento di sopravvivenza e di affermazione sociale. Crescere significa imparare a mentire o smascherare le bugie altrui? L’universo narrativo ricostruisce con precisione chirurgica la spaccatura sociale e culturale di Napoli negli anni ’90. La duplice natura della città diventa allegoria della psiche umana: la superficie pulita e colta nasconde abissi di perversione ed egoismo, mentre il “basso” e il degradato custodiscono forme inaspettate di lealtà e passione.
Valutazione: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Zia Vittoria (Valeria Golino) È la forza della natura che spazza via ogni finzione. Con un’interpretazione magistrale, carica di rabbia, carnalità e ferita umanità, la Golino domina la scena ogni volta che appare sullo schermo. Vittoria è il demone e il faro di Giovanna: il personaggio che scardina le certezze borghesi della nipote e la costringe a guardare in faccia la realtà senza filtri.
CONSIDERAZIONI FINALI
Cosa ha funzionato meglio:
- L’interpretazione intensa del cast, in particolare della giovane esordiente Giordana Marengo e di una straordinaria Valeria Golino.
- La cura maniacale della regia e della fotografia nel descrivere le due anime opposte di Napoli.
- La fedeltà allo spirito della scrittura di Elena Ferrante senza rinunciare a un’identità visiva cinematografica.
Cosa ha convinto meno:
- Alcuni passaggi della parte centrale mostrano una lieve ridondanza narrativa.
- L’adattamento di alcuni dialoghi interiori del libro rischia a tratti di risultare troppo letterario per il linguaggio visivo.
VOTO FINALE
- Valutazione complessiva: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
