
Diretto dal norvegese Pål Øie, Kraken (2026) tenta di rinverdire la tradizione del creature feature nordico, innestando la figura leggendaria del mostro tentacolare in una cornice ambientalista contemporanea. Il film si posiziona sulla scia dell’ondata di monster movie scandinavi che cercano di coniugare il folklore locale con tematiche ecologiche e tecnologie moderne. Pur vantando scenari spettacolari e premesse narrative interessanti, la pellicola fatica a distaccarsi dai binari già ampiamente battuti dai classici del genere eco-horror, oscillando continuamente tra l’ambizione del thriller autoriale e le dinamiche prevedibili del B-movie ad alto budget.
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura soffre di una marcata staticità per quasi due terzi della narrazione. L’incipit ruota attorno a Johanne (Sara Khorami), una biologa marina chiamata a indagare su strane morti e anomalie acquatiche presso un allevamento ittico nei fiordi. Se da un lato il pretesto narrativo — l’impiego sconsiderato di tecnologia a ultrasuoni da parte dell’industria locale per eliminare i parassiti dei salmoni — offre un valido movente ecologico, dall’altro la caratterizzazione dei personaggi umani appare superficiale. I comprimari rispondono ai soliti stereotipi del genere (l’imprenditore avido che nega l’evidenza, la popolazione ignara, i collaboratori sacrificabili) e i dialoghi faticano a conferire reale spessore emotivo alle dinamiche interpersonali.
Voto: 2/5 ⭐⭐
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il ritmo della pellicola è sbilanciato. La prima parte procede con estrema lentezza, affidandosi a suggestioni e ad apparizioni fugaci del pericolo. Sebbene un approccio d’atmosfera possa giovare alla tensione, qui i cali di ritmo sono evidenti e le dinamiche intermedie risultano ripetitive. La tensione cresce nella mezz’ora finale, dove l’azione prende il sopravvento, ma la sequenza di colpi di scena segue uno schema collaudato che lascia poco spazio alla sorpresa o all’innovazione.
Voto: 2.5/5 ⭐⭐½
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Il comparto visivo rappresenta la nota più positiva e contrastata della produzione:
- Fotografia: Gli scorci naturali dei fiordi norvegesi e le riprese subacquee offrono un impatto visivo suggestivo e di grande respiro.
- CGI ed Effetti Visivi: La resa digitale del mostro e dei suoi parassiti soffre di un’altalenanza qualitativa. A fronte di momenti d’impatto e dall’ottima gestione della bioluminescenza, altre sequenze mostrano effetti speciali meno rifiniti che smorzano la carica spaventosa della creatura.
- Colonna Sonora e Audio: Il sound design sfrutta in modo efficace frequenze basse e toni cupi per richiamare la minaccia degli abissi, anche se la colonna sonora orchestrale tende talvolta ad appiattirsi su moduli tradizionali.
Voto: 3/5 ⭐⭐⭐
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
L’aspetto più interessante del film risiede nel tentativo di ribaltare il ruolo del “mostro”. Il Kraken non viene rappresentato unicamente come una forza cieca di distruzione, ma come una creatura antica risvegliata dall’arroganza tecnologica dell’uomo e mossa da un istinto primordiale di protezione della propria specie. Il world-building sfrutta bene il contrasto tra l’incolume bellezza della natura nordica e la strisciante invasività delle attività industriali umane, trasformando la minaccia abissale in una risposta della natura stessa.
Voto: 3.0/5 ⭐⭐⭐☆☆
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Johanne (interpretata da Sara Khorami) È l’unico vero ancoraggio emotivo della storia. Nonostante le limitazioni di una sceneggiatura priva di grandi slanci, l’interpretazione di Sara Khorami garantisce alla protagonista la credibilità necessaria. Il suo personaggio spicca in particolare nelle sequenze finali, culminando in uno scambio di sguardi subacqueo con la creatura che regala al film il suo unico momento di autentica poesia ed empatia.
Voto: 3.5/5 ⭐⭐⭐½☆
CONSIDERAZIONI FINALI
- Cosa ha funzionato: La splendida cornice paesaggistica, l’idea di partenza legata agli ultrasuoni e all’impatto ecologico, unitamente ad alcuni suggestivi momenti visivi subacquei nella parte finale.
- Cosa ha convinto meno: La lentezza della prima parte, la scrittura piatta dei personaggi secondari e una realizzazione in CGI del mostro non sempre all’altezza delle aspettative.
VOTO FINALE
2.5/5 ⭐⭐½
