Se c’è una parola per descrivere Split, quella è inquietante. Non tanto per i jump scare (che sono pochi e ben piazzati), quanto per la tensione psicologica che Shyamalan riesce a tendere come una corda di violino pronta a spezzarsi da un momento all’altro.
La trama in breve
Il film segue il rapimento di tre adolescenti da parte di Kevin Wendell Crumb, un uomo a cui è stato diagnosticato un disturbo dissociativo dell’identità (DID). Kevin ospita dentro di sé ben 23 personalità distinte, che lottano per il controllo di quello che chiamano “la luce”. Ma è l’imminente arrivo di una ventiquattresima personalità, la temibile “Bestia”, a trasformare un thriller psicologico in un vero e proprio survival horror.
Il fattore James McAvoy
Senza girarci intorno: il film regge per l’80% sulle spalle di James McAvoy. La sua performance è semplicemente virtuosistica. Passare nel giro di un’inquadratura dall’ossessivo-compulsivo Dennis alla rigida e inquietante Patricia, fino al candore infantile del piccolo Hedwig (un bambino di 9 anni), è un esercizio di recitazione estremo che McAvoy padroneggia senza mai cadere nella macchietta. Riesce a cambiare postura, timbro vocale e sguardo in modo così netto da farti dimenticare che stai guardando lo stesso attore.
Atmosfera e Regia
Shyamalan torna alle origini, scegliendo una narrazione claustrofobica ambientata quasi interamente in un seminterrato labirintico. La regia è pulita, fatta di primi piani strettissimi che amplificano il senso di disagio. Accanto a McAvoy brilla una giovane Anya Taylor-Joy, che interpreta Casey, una ragazza dal passato traumatico che usa il suo istinto di sopravvivenza per tentare di manipolare le varie personalità di Kevin. Il parallelismo tra il trauma della vittima e quello del carnefice è il vero cuore pulsante della storia.
Verdetto finale
Split non è un documentario sulla salute mentale (anzi, si prende licenze narrative decisamente “fumettistiche” e sovrannaturali che potrebbero far storcere il naso ai puristi del realismo), ma è un thriller magnetico. Il finale, poi, contiene un colpo di scena che è diventato iconico, collegando il film a un’altra opera del regista in modo geniale.
Perché vederlo:
- L’interpretazione mostruosa di James McAvoy.
- La tensione costante e il ritmo serrato.
- Il ritorno del “tocco magico” di Shyamalan.
Cosa potrebbe non piacere:
- Il confine tra patologia psichiatrica e “superpotere” è molto labile e potrebbe risultare eccessivo per alcuni.
Valutazione Finale
- Regia: ⭐⭐⭐⭐⭐
- Recitazione (McAvoy): ⭐⭐⭐⭐⭐
- Sceneggiatura: ⭐⭐⭐⭐
- Suspense: ⭐⭐⭐⭐⭐
Voto Globale: 4.5 su 5
Un pezzo di cinema imperdibile che dimostra come un’idea originale e un grande attore possano superare qualsiasi effetto speciale multimilionario. Se cerchi un film che ti faccia dubitare della realtà, Split è la scelta giusta.
Curiosità: Per prepararsi al ruolo, McAvoy ha dovuto studiare come modulare la propria muscolatura per riflettere le diverse età e temperamenti delle personalità, rendendo ogni “cambio” visivamente percepibile anche senza dialoghi.
