
Evil Does Not Exist (titolo originale: Aku wa sonzai shinai), diretto dal maestro giapponese Ryûsuke Hamaguchi, si inserisce nel panorama cinematografico contemporaneo come un’opera di rara potenza contemplativa e profondità etica. Giunto sulla scia del successo internazionale di Drive My Car, il film si posiziona come una riflessione rigorosa e disadorna sul rapporto ancestrale tra l’uomo e la natura, confermando la cifra stilistica di un autore capace di trasformare il silenzio e la parola in materia viva.
SCRITTURA E PERSONAGGI
Voto parziale: 4.5/5 (⭐⭐⭐⭐)
La sceneggiatura, scritta dallo stesso Hamaguchi, si distingue per una scrittura ellittica, intelligente e priva di facili manicheismi. I dialoghi non cercano mai la spiegazione didascalica, ma lasciano che siano le esitazioni, i respiri e i non-detti a delineare la psicologia dei personaggi. L’evoluzione del protagonista Takumi, un uomo che vive in armonia boschiva con la figlia piccola, riflette una resistenza silenziosa e dignitosa. La gestione dei personaggi secondari – in particolare i due rappresentanti dell’agenzia urbana inviati a installare un glamping – evita abilmente i cliché del “cattivo capitalista”, restituendo figure umane, spaesate e a loro volta vittime di logiche più grandi di loro.
“La natura non ha bisogno di essere protetta in modo artificiale; ha solo bisogno che l’uomo smetta di pretendere di possederla.”
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Voto parziale: 4/5 (⭐⭐⭐⭐)
Il ritmo narrativo segue i tempi lenti e meditativi della montagna e delle stagioni, rifiutando ogni dinamica da thriller ecologico convenzionale. La gestione dei tempi è rigorosa: il montaggio lascia respirare le inquadrature, permettendo allo spettatore di immergersi nella quotidianità del villaggio. Non ci sono colpi di scena pirotecnici, ma una progressione sottile e inesorabile che culmina in un finale spiazzante, ambiguo e di sconvolgente potenza simbolica, capace di ridefinire retroattivamente il senso dell’intera pellicola.
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Voto parziale: 5/5 (⭐⭐⭐⭐⭐)
Dal punto di vista formale, Evil Does Not Exist è un capolavoro di purezza visiva. La regia di Hamaguchi predilige lunghi piani sequenza in cui la macchina da presa si muove con naturalezza tra gli alberi, i rami innevati e i volti dei protagonisti. La fotografia cattura la luce fredda e cristallina della foresta con una naturalezza disarmante. La colonna sonora firmata da Eiko Ishibashi è un elemento cardine dell’esperienza: le partiture minimaliste per pianoforte e archi si fondono con i suoni del bosco, creando un tappeto sonoro ipnotico che avvolge e cattura emotivamente lo spettatore.
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Voto parziale: 5/5 (⭐⭐⭐⭐⭐)
Il world-building si concentra su un villaggio rurale alle porte di Tokyo, un microcosmo in cui l’ecosistema naturale e la comunità umana coesistono in un delicato equilibrio di reciproco rispetto. Il messaggio filosofico del film interroga radicalmente il concetto stesso di “progresso”: l’invito a riflettere su come lo sviluppo economico cieco finisca inevitabilmente per distruggere le condizioni materiali e spirituali dell’esistenza umana, dimostrando che il vero “male” risiede spesso nell’inconsapevolezza e nella burocrazia sorda ai richiami della terra.
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Voto parziale: 4.5/5 (⭐⭐⭐⭐)
Il personaggio chiave che incarna l’anima del film è Takumi (interpretato da Hitoshi Omika), un uomo taciturno, radicato nel territorio, il cui sguardo vigile e malinconico racchiude la saggezza millenaria di chi sa ascoltare il bosco. Accanto a lui, la naturalezza disarmante della piccola Hana (interpretata da Ryo Nishikawa) dona alla pellicola una freschezza e una vulnerabilità disarmanti, rubando la scena in ogni momento condiviso con il padre.
CONSIDERAZIONI FINALI
Voto parziale: 4.5/5 (⭐⭐⭐⭐)
- Cosa ha funzionato meglio: La straordinaria coerenza stilistica, la colonna sonora immersiva e la capacità di costruire un finale aperto e perturbante che stimola una profonda riflessione critica.
- Cosa ha convinto meno: La lentezza e la forte vocazione contemplativa della prima parte potrebbero disorientare o risultare ostiche per il pubblico alla ricerca di una narrazione più convenzionale o dal ritmo sostenuto.
VOTO FINALE
4.5/5 (⭐⭐⭐⭐)
