
Dopo le vette pirotecniche e nostalgiche di No Way Home, il franchise dell’Uomo Ragno si trovava di fronte al più difficile dei bivii: continuare con il gigantismo del Multiverso o ritrovare il cuore pulsante del personaggio. Spider-Man: Brand New Day, diretto con mano ferma e sensibile da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi), sceglie con decisione la seconda via, posizionandosi come uno dei capitoli più maturi, intimi e visceralmente umani dell’intero Marvel Cinematic Universe. Ispirandosi liberamente all’omologa e complessa run fumettistica, la pellicola segna una rinascita sia per Peter Parker che per la saga stessa: abbandonate le tute iper-tecnologiche di Tony Stark e la protezione degli Avengers, ritroviamo un eroe restituito alla sua dimensione originale, quella di quartiere, dove il peso della solitudine brucia più dei colpi dei supercriminali.
SCRITTURA E PERSONAGGI
Voto: 4.0 / 5 ⭐⭐⭐⭐☆
La sceneggiatura firmata da Chris McKenna e Erik Sommers compie un lavoro egregio nel gestire le conseguenze del finale precedente: nessuno sa più chi sia Peter Parker. Il film esplora il vuoto e la depressione strisciante di un ragazzo che ha sacrificato tutta la sua vita personale per fare la cosa giusta.
- Peter Parker / Spider-Man: Il suo percorso di crescita è finalmente adulto. Diviso tra l’ossessione di fare l’eroe a tempo pieno e l’incapacità di rifarsi una vita, affronta un’inedita e destabilizzante evoluzione dei propri poteri biologici.
- MJ e Ned: La scrittura evita facili e stucchevoli “riconnessioni”. Il loro ritorno a New York mostra due persone cambiate che sono andate avanti con le proprie vite, accentuando il senso di dolorosa nostalgia che attanaglia Peter.
- Jean Grey (Sadie Sink): La grande sorpresa del film. L’introduzione di una mutant isolata e braccata dal DODC crea uno specchio perfetto per la condizione di solitudine di Peter, trasformandola in una controparte antagonistica complessa e tragica.
- Frank Castle / Il Punitore (Jon Bernthal): Presenza ruvida e carismatica che dinamizza la parte “street-level” della storia, offrendo a Spider-Man un contraltare etico violento e senza filtri.
“Senza un passato a cui aggrapparsi né un nome da proteggere, la maschera cessa di essere un travestimento e diventa l’unica prigione in cui ci si sente al sicuro.”
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Voto: 4.0 / 5 ⭐⭐⭐⭐☆
Il passaggio di testimone alla regia a Destin Daniel Cretton giova enormemente al respiro del film. Il ritmo è bilanciato con intelligenza: la prima metà del lungometraggio è caratterizzata da una narrazione lenta, quasi crepuscolare, tesa a scavare nella routine malinconica di Peter tra i tetti di New York. La seconda parte ingrana la marcia, accumulando una tensione costante alimentata sia dalla minaccia fisica dei villain (tra cui spicca l’esordio su schermo di Mac Gargan/Scorpione) sia dai blackout psichici provocati dai poteri sregolati di Jean Grey. Non mancano rivelazioni di grande impatto, gestite però non come semplici troate da fan service, ma come snodi emotivi cruciali per il destino del protagonista.
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Voto: 4.5 / 5 ⭐⭐⭐⭐½
La componente tecnica segna una netta rottura rispetto alla pulizia patina dei film precedenti di Jon Watts.
- Regia: Cretton porta una regia estremamente fisica ed esitante nelle scene d’azione. I combattimenti corpo a corpo sono brutali, con un’attenzione maniacale alla resa del peso, della gravità e dello sforzo atletico.
- Fotografia: A cura di Brett Pawlak, regala una New York vivida, piovosa, a tratti sporca e notturna. I contrasti cromatici sottolineano il dualismo tra l’isolamento di Peter nell’ombra e le luci fredde dei grattacieli.
- Colonna Sonora: Michael Giacchino firma un lavoro straordinario. Il celebre tema di Spider-Man viene decostruito, spogliato dei suoi orpelli trionfali ed eseguito con arrangiamenti malinconici di pianoforte e archi, prima di esplodere in variazioni sinfoniche cupe durante i momenti di massima tensione.
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Voto: 4.5 / 5 ⭐⭐⭐⭐½
Brand New Day affronta uno dei concetti più maturi e dolorosi dell’intero genere supereroistico: l’accettazione della perdita e l’elaborazione del trauma senza la pretesa di poter “resettare” la realtà.
“Il vero sacrificio non è rischiare la vita sul campo di battaglia, ma scegliere di vivere ogni giorno nell’ombra affinché chi ami possa camminare nella luce.”
Il world-building si concentra finalmente sulla criminalità urbana dell’MCU. La gestione del sottobosco criminale di New York, l’integrazione organica delle tensioni legate all’emergere dei mutanti e l’atmosfera da thriller metropolitano restituiscono un universo cinematografico concreto, tangibile e privo dell’onnipresente cappa cosmica degli ultimi anni.
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Voto: 5.0 / 5 ⭐⭐⭐⭐⭐
Tom Holland nei panni di Peter Parker / Spider-Man
Giunto alla sua sesta prova da protagonista nei panni dell’Arrampicamuri, Tom Holland consegna la miglior prestazione della sua carriera. Libero dallo stereotipo dell’adolescente entusiasta e spalla degli Avengers, l’attore britannico offre un’interpretazione viscerale, dolente ed emotivamente devastante. Holland lavora benissimo sul linguaggio del corpo: il suo Peter è curvo, provato, costantemente sull’orlo di un crollo emotivo, ma quando indossa il costume (ora completamente cucito a mano e spoglio di IA) sprigiona una disperata energia primordiale. La sua capacità di trasmettere il senso di responsabilità e il dolore della solitudine consacra definitivamente la sua versione di Spider-Man nell’immaginario collettivo.
CONSIDERAZIONI FINALI
Spider-Man: Brand New Day è il film sull’Uomo Ragno di cui il Marvel Cinematic Universe aveva disperatamente bisogno. Coraggioso nel ritmo, emotivamente adulto e tecnicamente ineccepibile, dimostra che la vera forza del personaggio non risiede nei viaggi nel tempo o nel Multiverso, ma nelle sue umane fragilità.
PREGI
- Prova attoriale di Tom Holland: La sua prestazione più matura, sfaccettata e toccante.
- Regia e azione “street-level”: Scontri fisici, impattanti e privi di CGI invadente.
- Integrazione dei personaggi: L’uso di Jean Grey e del Punitore serve la storia senza soffocarla.
- Tono maturo e malinconico: Coraggio nel non ricorrere a facili scorciatoie narrative o cospicuo umorismo fuori luogo.
DIFETTI
- Affollamento di sotto-trame: La gestione simultanea dei poteri mutanti, delle bande criminali e del Punitore a tratti sovraccarica il secondo atto.
- Gestione di alcuni villain secondari: Personaggi come lo Scorpione rischiano di passare in secondo piano rispetto alla linea emotiva principale.
