
Diretto da Damien Chazelle nel 2016, La La Land si inserisce nel panorama contemporaneo come una vibrante, malinconica e coraggiosa lettera d’amore al musical classico di Hollywood (dall’età d’oro degli anni ’50 fino ai capolavori di Jacques Demy), pur mantenendo i piedi ben saldi nel presente. Dopo il successo folgorante di Whiplash, Chazelle alza l’asticella ridefinendo il genere cinematografico attraverso una lente moderna, dove il sogno americano si scontra inevitabilmente con la cruda e cinica realtà dei compromessi artistici.
SCRITTURA E PERSONAGGI
- La sceneggiatura: Costruita su una struttura a quadri stagionali, traccia con precisione geometrica l’ascesa e la discesa emotiva dei due protagonisti, alternando momenti di pura euforia a silenzi carichi di tensione.
- Mia Dolan (Emma Stone): Un’aspirante attrice determinata ma vulnerabile, intrappolata tra provini frustranti e un lavoro alienante, il cui arco narrativo esplora il costo emotivo della perseveranza.
- Sebastian Wilder (Ryan Gosling): Un pianista jazz intransigente e nostalgico, consumato dal purismo musicale e dal timore di svendere la propria arte pur di sopravvivere.
- I personaggi secondari: Funzionali ma inevitabilmente marginali, fungono da specchio o ostacolo per la coppia centrale, evidenziando il divario tra la vita reale e le ambizioni sfrenate di Los Angeles.
«Le persone amano ciò che è appassionato.»
Voto parziale: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il film si apre con una sequenza iconica e vertiginosa girata in un unico piano sequenza sull’autostrada di Los Angeles, catturando immediatamente lo spettatore in un turbine di energia. Il montaggio di Tom Cross gestisce con maestria i passaggi temporali e il cambio di tono, passando dai numeri musicali pirotecnici ai momenti di intimità domestica. Non ci sono veri e propri colpi di scena a effetto thriller, ma il cambio di marcia narrativo avviene nella seconda metà, quando il successo professionale comincia paradossalmente a incrinare la stabilità della relazione.
Voto parziale: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
- Regia: Damien Chazelle dimostra un controllo formale sbalorditivo, muovendo la macchina da presa con grazia sinuosa e rispettando la tradizione del cinemascope attraverso inquadrature ampie e colori saturi.
- Fotografia: Linus Sandgren dipinge Los Angeles con una tavolozza cromatica cangiante, dove i toni pastello della fiaba lasciano gradualmente spazio ai chiaroscuri realistici dei locali notturni e dei set cinematografici.
- Colonna sonora: Firmata da Justin Hurwitz con i testi di Pasek e Paul, la colonna sonora (e in particolare il leitmotiv City of Stars) non è un semplice accompagnamento, ma il vero cuore pulsante e narrativo della pellicola.
Voto parziale: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
5. MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Il world-building di La La Land non è fantascientifico, ma geograficamente ed emotivamente stratificato: Los Angeles non è solo una città, ma uno stato d’animo, il luogo mitico dove “i pazzi sognano” e dove la polvere delle stelle si mescola allo smog del traffico quotidiano. Il messaggio filosofico del film è maturo e agrodolce: decostruisce il classico e rassicurante “e vissero per sempre felici e contenti”, sostituendolo con la consapevolezza che realizzare i propri sogni più grandi richiede spesso dolorosi sacrifici, e che l’amore vero può anche esaurirsi nel rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere.
Voto parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Sebbene il film poggi interamente sulla formidabile chimica della coppia protagonista, è la Mia interpretata da Emma Stone a rubare la scena e a dominare emotivamente l’opera. Il suo percorso, coronato dal vibrante ed emozionante provino finale sulle note di Audition (The Fools Who Dream), incarna la vulnerabilità di chiunque abbia mai investito tutto se stesso in una passione artistica, rendendo il personaggio straordinariamente universale e vicino allo spettatore.
Voto parziale: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
CONSIDERAZIONI FINALI
La La Land trionfa grazie a una confezione tecnica strabiliante, a una colonna sonora indimenticabile e a un finale coraggioso che evita la banalità del lieto fine convenzionale, elevando il film a classico contemporaneo. A frenare parzialmente la perfezione assoluta è una certa prevedibilità nella parte centrale della sceneggiatura, dove la disamina delle difficoltà di coppia segue binari narrativi piuttosto tradizionali prima di trovare il riscatto nella strabiliante sequenza finale.
Voto parziale: 4/5 ⭐⭐⭐⭐
VOTO FINALE
Voto complessivo: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐½
