Esistono film che invecchiano e film che, come un cappotto d’archivio di Chanel, diventano pezzi d’epoca intramontabili. Il Diavolo Veste Prada (2006) appartiene decisamente alla seconda categoria.
Non è solo una commedia sulla moda; è un survival movie ambientato tra seta, ceruleo e uffici di vetro, dove il predatore all’apice della catena alimentare porta il nome di Miranda Priestly.
La Trama: Una Cenerentola al Contrario
La storia la conosciamo tutti: Andy Sachs (Anne Hathaway), una neolaureata in giornalismo che disprezza l’industria del fashion, ottiene “il lavoro per cui un milione di ragazze ucciderebbero”: l’assistente junior della leggendaria direttrice di Runway, Miranda Priestly (Meryl Streep).
Quello che segue non è la classica trasformazione da “brutto anatroccolo” a cigno, ma una discesa (o ascesa?) negli inferi del perfezionismo tossico, dove il confine tra ambizione professionale e perdita della propria identità si fa sempre più sottile.
I Pilastri del Film
- Meryl Streep (L’Icona): La sua Miranda non è un cattivo da cartone animato. È una donna che ha sacrificato tutto per l’eccellenza. Il suo potere non risiede nelle urla, ma in un sussurro gelido e in uno sguardo che può incenerire una collezione autunnale in un secondo.
- Emily Blunt (La Rivelazione): La sua Emily è il cuore nevrotico del film. Le sue battute taglienti e la sua devozione estrema al “digiuno per Parigi” regalano i momenti più comici e cinici della pellicola.
- Stanley Tucci (Il Mentore): Nigel è la bussola morale e stilistica. È lui a spiegare ad Andy (e al pubblico) che la moda non è “frivolezza”, ma arte e industria che muove miliardi.
Il Monologo del “Ceruleo”: Una Lezione di Vita
Se c’è una scena che giustifica da sola la visione del film, è quella in cui Miranda distrugge intellettualmente Andy spiegandole la genesi del suo maglioncino azzurro.
“Tu pensi che questo non abbia nulla a che fare con te, ma quello che non sai è che quel maglione non è semplicemente azzurro, non è turchese, non è lapis, è effettivamente ceruleo.”
In pochi secondi, il film ci insegna che nessuno è fuori dal sistema, anche chi crede di esserne superiore.
Perché vederlo (o rivederlo) oggi?
- L’Estetica: I costumi di Patricia Field sono ancora iconici. Dagli stivali Chanel sopra il ginocchio ai cappotti coordinati, il film è un piacere visivo costante.
- Il Tema del Lavoro: Nel 2024 parliamo spesso di burnout e “quiet quitting”. Riguardare Andy che sacrifica vita privata e amici per un capo impossibile ci spinge a chiederci: ne vale davvero la pena?
- Il Finale non Scontato: Andy non vince perché diventa come Miranda, ma perché capisce quando è il momento di scendere dalla giostra.
Il Verdetto
Il Diavolo Veste Prada è una satira pungente, recitata divinamente e scritta con un ritmo che non lascia respiro. È il film perfetto per chi ama la moda, ma anche per chi la odia.
