Arrivata sulla piattaforma streaming dopo il debutto televisivo, La Preside si inserisce con forza nel filone del dramma civile e del racconto di riscatto sociale, rinvigorendo la tradizione del cinema e della serialità d’impegno pedagogico. Diretta da Luca Miniero e nata da un’idea di Luca Zingaretti, l’opera si ispira alla vera storia di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica che ha combattuto la dispersione scolastica e il degrado nel difficile contesto di Caivano. In un panorama televisivo italiano spesso incline a mitizzare la criminalità giovanile o a indugiare nel pietismo, il progetto si posiziona come un contraltare necessario e luminoso: non una narrazione rassegnata, ma un manifesto di resistenza istituzionale che trasforma la scuola nell’ultimo, vero avamposto di legalità e speranza.
SCRITTURA E PERSONAGGI
3.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
La sceneggiatura, firmata da Cristiana Farina e Maurizio Careddu (già dietro al fenomeno Mare Fuori), sceglie programmaticamente di abbassare i toni del melodramma criminale per abbracciare una commedia drammatica dai tratti profondamente umani. I dialoghi sono serrati, intrisi di un realismo dialettale mai caricaturale, e l’evoluzione della protagonista è tracciata con precisione: Eugenia non è un’eroina d’azione, ma una donna mossa da un’ostinazione quasi burocratica e profondamente etica.
- I personaggi secondari: Funzionano egregiamente, in particolare le figure dei ragazzi dell’Istituto Ortese (come i fratelli Jessica e Tano o la giovane Marita). Ognuno di loro incarna una sfumatura diversa del disagio, ma anche un potenziale di riscatto concreto.
- Il limite della scrittura: A tratti si avverte una leggera tendenza alla semplificazione didascalica e a soluzioni narrative fin troppo ottimistiche, che rischiano di edulcorare la complessità e la durezza intrinseca del territorio rappresentato.
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
4/5 ⭐⭐⭐⭐☆
Il montaggio impone un passo dinamico che evita le secche del polpettone pedagogico. L’alternanza tra la micro-conflittualità quotidiana (il custode che occupa abusivamente i locali, le aule fatiscenti) e le macro-minacce della criminalità organizzata mantiene costante l’attenzione dello spettatore.
Il ritmo non procede per grandi colpi di scena geometrici o rivelazioni scioccanti, bensì per “accumulo emotivo”: sono le piccole vittorie quotidiane, come il ritorno in classe di un alunno o la denuncia in diretta TV, a scandire i veri picchi drammatici del racconto.
Si segnala soltanto qualche fisiologico calo di tensione nella parte centrale, in corrispondenza di alcune sottotrame sentimentali adulte che deviano parzialmente dal fulcro civile della narrazione.
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
4/5 ⭐⭐⭐⭐☆
La regia di Luca Miniero si distacca dalle sue tipiche cifre stilistiche legate alla commedia pura per abbracciare un approccio più intimo e realistico. È un lavoro geometrico ma caloroso, caratterizzato da:
- Primi piani insistiti: La macchina da presa stringe costantemente sui volti, catturando la stanchezza, la determinazione e le esitazioni della protagonista, trasformando la recitazione in pura materia drammatica.
- Fotografia: Curata da Francesco Di Pierro, abbandona i filtri patinati per immergersi nelle luci aspre di Caivano, restituendo la bellezza ferita delle architetture scolastiche e dei quartieri degradati.
- Colonna sonora: Le musiche di Michele Braga commentano l’azione senza mai sovrastarla, alternando tappeti sonori tensivi a brani melodici che sottolineano l’emergere del talento dei ragazzi, amplificandone l’impatto emotivo.
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
4.5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
L’universo de La Preside è radicalmente ancorato alla realtà, strutturato su un world-building che non ha bisogno di inventare nulla perché si nutre della cronaca. Il messaggio di fondo è squisitamente filosofico e politico: la cultura e l’istruzione non sono sovrastrutture astratte, ma veri e propri scudi biologici contro la devianza. La scuola viene rappresentata come un “guscio resistente”, una zona franca dove le regole del mondo esterno (fatte di sopraffazione e rassegnazione) vengono sospese per dare spazio alla possibilità del futuro. La serie combatte l’idea stessa del determinismo sociale, affermando che il destino dei giovani non è scritto nei quartieri in cui nascono, ma nelle aule in cui scelgono di restare.
IL PERSONAGGIO CHIAVE
5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
Il cuore pulsante, il motore immobile e la colonna portante dell’intera operazione è senza dubbio Luisa Ranieri nel ruolo di Eugenia Liguori.
L’attrice mette temporaneamente da parte la solarità sensuale di altri suoi celebri ruoli per calarsi nei panni di una preside bionda, severa, spigolosa e inflessibile. La Ranieri domina la scena con una presenza magnetica, lavorando di sottrazione: i suoi sguardi fermi di fronte alle minacce dei funzionari corrotti o alle resistenze delle famiglie trasmettono una forza d’animo d’altri tempi. È una performance monumentale che evita accuratamente la trappola del santino laico, restituendoci una donna reale, stanca, a tratti spaventata, ma incrollabilmente determinata.
CONSIDERAZIONI FINALI
4/5 ⭐⭐⭐⭐☆
La Preside si dimostra un’opera televisiva solida, necessaria e di grandissimo valore civile.
- Cosa ha funzionato meglio: L’interpretazione magistrale di Luisa Ranieri, la regia partecipe di Miniero e la capacità di raccontare una periferia difficile senza indulgere nel voyeurismo del male o nella retorica consolatoria. La centralità del messaggio pedagogico vibra in ogni singola scena.
- Cosa ha convinto meno: Una leggera tendenza alla semplificazione in alcuni snodi della sceneggiatura, con una risoluzione di certi conflitti che appare a tratti troppo immediata rispetto alla durezza reale delle problematiche affrontate, e qualche deviazione melodrammatica evitabile nelle trame secondarie degli adulti.
VOTO FINALE
4/5 ⭐⭐⭐⭐☆
