Ci sono film brutti che scivolano nell’oblio e film così clamorosamente sbagliati da entrare di diritto nella storia del cinema. Cats, l’adattamento cinematografico del leggendario musical di Andrew Lloyd Webber firmato dal regista premio Oscar Tom Hooper (Il discorso del re), appartiene fieramente alla seconda categoria.
Presentato nel 2019 come il grande evento natalizio, si è rivelato un disastro di proporzioni bibliche, un esperimento visivo disturbante che ha unito critica e pubblico in un unico, universale grido di sconcerto. Ecco l’analisi del perché questo film merita il voto più basso possibile.
La Trama (o la sua assenza)
In una Londra deserta e spettrale, una tribù di gatti chiamata Jellicle si riunisce per l’annuale ballo. Durante la notte, la loro leader, Old Deuteronomy (Judi Dench), dovrà scegliere un gatto che avrà il diritto di ascendere al “Dolce Aldilà” (l’Heaviside Layer) per rinascere a una nuova vita. In sostanza, per quasi due ore, diversi gatti si presentano a turno cantando una canzone per spiegare perché meritano di morire e rinascere.
1. La “Digital Fur Technology” (CGI): (1/5)
Il peccato originale del film. Il regista ha scelto di non usare costumi o un trucco tradizionale, ma di fondere i volti degli attori con corpi felini creati interamente al computer tramite la Digital Fur Technology. Il risultato? La definizione da manuale della Uncanny Valley (la valle dell’inquietudine). Vedere i volti umani di Idris Elba, Taylor Swift o Francesca Hayward incollati su corpi pelosi, privi di genitali ma dotati di anatomia umana, è visivamente respingente e a tratti terrificante. Per non parlare delle mani e dei piedi umani che spuntano dal pelo a seconda delle inquadrature.
2. Scelte di regia e proporzioni: (1/5)
Tom Hooper sembra aver perso completamente la bussola geometrica del set. Le proporzioni tra i gatti e l’ambiente circostante cambiano continuamente: in una scena un gatto è grande quanto un binario del tram, in quella successiva riesce a stare dentro una scarpa. Inoltre, l’uso di inquadrature ravvicinate e una telecamera costantemente in movimento tolgono enfasi alle coreografie, che nel musical teatrale sono il fulcro dell’opera.
3. Direzione del cast e bizzarrie: (1/5)
Il cast è stellare (James Corden, Rebel Wilson, Ian McKellen, Judi Dench), ma le indicazioni registiche rasentano il bizzarro. Gli attori si muovono costantemente a metà tra il comportamento felino (sfregarsi il muso, leccarsi le zampe) e la sensualità umana, creando un cortocircuito imbarazzante. Memorabile (in senso negativo) la sequenza in cui Rebel Wilson inizia a mangiare scarafaggi digitali con la faccia da bambini umani che ballano la sfilata. Un trip psichedelico non richiesto.
4. Il comparto musicale: (2/5)
L’unica nota di merito, che salva il film dallo zero assoluto, è la partitura originale di Lloyd Webber. Canzoni storiche come Memory restano dei capolavori della musica teatrale e l’interpretazione di Jennifer Hudson (nei panni di Grizabella) è vocalmente potente ed emotiva. Purtroppo, però, l’emozione viene spezzata non appena l’inquadratura si allarga e ci si ricorda che a cantare è un ibrido uomo-gatto digitale che piange lacrime in CGI.
5. Adattamento e ritmo: (1/5)
Se a teatro il surrealismo e la mancanza di una trama forte in Cats vengono compensati dall’energia dello spettacolo dal vivo e dall’astrazione del palcoscenico, al cinema la narrazione crolla dopo i primi venti metri. Il film è una sequenza ripetitiva e noiosa di videoclip musicali di presentazione, priva di climax, che trascina lo spettatore verso un finale che sa più di liberazione per la fine della tortura che di trionfo emotivo.
Giudizio Finale
- Regia: Tom Hooper
- Cast: Francesca Hayward, Idris Elba, Judi Dench, Taylor Swift, Jennifer Hudson
- Voto Finale: 1 / 5 ⭐
Cats è un fallimento artistico e tecnologico di rara portata. È un film che non funziona a nessun livello: non fa ridere (se non involontariamente), non emoziona e riesce persino a rovinare l’estetica di uno dei musical più amati della storia. Ha però un unico, grande pregio: è diventato istantaneamente un cult del cinema Trash. Se visto con un gruppo di amici e lo spirito giusto (magari armati di una buona dose di ironia), può trasformarsi in un’esperienza esilarante. Ma se cercate del buon cinema, girate al largo.
