Rilasciato nel 2021 e diretto da Byron Howard e Jared Bush, Encanto è il 60° classico della bacheca Walt Disney Animation Studios, un’opera che ha ridefinito i canoni del cinema d’animazione contemporaneo. Ambientato in una Colombia vibrante, magica e pulsante di realismo magico, il film si distacca dalla classica struttura del viaggio dell’eroe per concentrarsi interamente sulle dinamiche intergenerazionali e sui traumi psicologici interni a un nucleo familiare. Con la sua estetica esplosiva e una colonna sonora entrata istantaneamente nella cultura pop globale, Encanto si posiziona come uno dei classici Disney più maturi, coraggiosi e stratificati del nuovo millennio.
- Voto Parziale: 4.5/5 ⭐⭐⭐⭐☆
SCRITTURA E PERSONAGGI
La sceneggiatura compie un miracolo strutturale non indifferente: gestire una coralità di ben dodici personaggi principali, assegnando a ciascuno un’identità psicologica definita e memorabile. Al centro della vicenda c’è Mirabel, l’unica della famiglia Madrigal a non aver ricevuto un “talento” magico, un personaggio straordinario nella sua normale fallibilità. La profondità del testo emerge nel modo in cui i doni magici vengono decostruiti per mostrare il loro reale peso psicologico: il dono non è un privilegio, ma una condanna all’eccellenza che genera ansia da prestazione e sindrome dell’impostore. L’evoluzione del rapporto conflittuale tra Mirabel e la matriarca Abuela Alma è gestita con una maturità drammatica encomiabile.
- Voto Parziale: 4.8/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
RITMO NARRATIVO E COLPI DI SCENA
Il film gode di un ritmo serratissimo, quasi sincopato, dettato principalmente dalla natura musical della pellicola. Il montaggio segue il flusso delle canzoni, trasformando i numeri musicali in veri e propri motori dell’azione e dello sviluppo psicologico, anziché in semplici momenti di pausa. Non ci sono grandi viaggi geografici o epici combattimenti contro cattivi esterni (il vero “antagonista” è l’aspettativa tossica della famiglia stessa). Sebbene la narrazione scorra fluida e ipnotica, la risoluzione finale del conflitto tra Mirabel e Abuela, con la conseguente ricostruzione della casa, avviene in modo forse un po’ troppo repentino nel terzo atto, lasciando la sensazione di un finale leggermente affrettato rispetto alla complessità delle premesse.
- Voto Parziale: 4/5 ⭐⭐⭐⭐☆
REGIA, FOTOGRAFIA E COLONNA SONORA
Il comparto tecnico è un trionfo visivo e sonoro senza precedenti. La regia di Howard e Bush sfrutta la fluidità della camera virtuale per muoversi dentro Casita – la casa viva e senziente – rendendola un personaggio a tutti gli effetti. La fotografia è un’esplosione cromatica che omaggia la biodiversità e i costumi della Colombia, con una gestione della luce e dei tessuti che rasenta il fotorealismo. Ma il vero pilastro dell’opera è la colonna sonora firma da Lin-Manuel Miranda. Le sue canzoni, che fondono ritmi tradizionali colombiani (vallenato, cumbia) con l’hip-hop e il pop teatrale, non sono solo orecchiabili, ma pezzi di scrittura geniali che portano avanti la trama. Il fenomeno globale di We Don’t Talk About Bruno ne è la prova definitiva.
- Voto Parziale: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
MESSAGGIO FILOSOFICO E WORLD-BUILDING
Il world-building di Encanto affonda le sue radici nella traditione letteraria del realismo magico sudamericano (impossibile non pensare a Gabriel García Márquez). La magia non nasce da una spiegazione scientifica o da una fata madrina, ma dal dolore profondo di un trauma, dal sacrificio e dal bisogno di protezione di una comunità di rifugiati. Il messaggio filosofico scardina il mito del successo a tutti i costi: il film grida allo spettatore che il nostro valore non è determinato da quanto siamo utili, produttivi o speciali per la comunità, ma da ciò che siamo intrinsecamente. È una critica feroce e terapeutica alla perfezione di facciata imposta dai social e dalle aspettative familiari.
- Voto Parziale: 5/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
IL PERSONAGGIO CHIAVE
Il personaggio che ruba letteralmente la scena, diventando il perno emotivo e il simbolo culturale dell’intera pellicola, è senza dubbio Bruno Madrigal. Il parente emarginato, il reietto di cui “non si parla”, è in realtà la figura più tragica e protettiva della famiglia. Attraverso la sua sgangherata, dolce e ansiosa bizzarria (merito anche della straordinaria performance vocale originale di John Leguizamo), Bruno incarna il destino di chi dice verità scomode all’interno di un sistema che vuole disperatamente fingersi perfetto. Ogni sua singola apparizione sullo schermo devia il tono del film verso una commovente e irresistibile umanità.
CONSIDERAZIONI FINALI
Cosa ha funzionato meglio (Pregi)
- Una colonna sonora rivoluzionaria e trascinante firmata Lin-Manuel Miranda.
- L’analisi psicologica accurata e matura dei traumi e delle pressioni familiari.
- Un’animazione straordinaria nei colori, nei dettagli e nelle coreografie.
- Il rifiuto del classico “cattivo” esterno a favore di un conflitto puramente emotivo e interno.
Cosa ha convinto meno (Difetti)
- Il terzo atto e la riconciliazione finale si risolvono troppo velocemente rispetto al dramma accumulato.
- La delimitazione dello spazio (l’azione si svolge quasi interamente dentro o nei pressi della casa) potrebbe far risultare il respiro della storia un po’ claustrofobico per chi cerca l’avventura Disney classica.
VOTO FINALE
- Punteggio complessivo: 4.7/5 ⭐⭐⭐⭐⭐
