Nel 2003, un uomo dall’accento misterioso, dai lunghi capelli corvini e dal conto in banca apparentemente infinito di nome Tommy Wiseau decise di scrivere, dirigere, produrre e interpretare il suo dramma personale. Spese ben 6 milioni di dollari (un budget enorme per un film indipendente all’epoca) per dare vita a The Room.
Il risultato? Un disastro cinematografico di proporzioni bibliche. Dialoghi surreali, trame lasciate a metà, bizzarri green screen, risate nei momenti sbagliati e un uso del fuoco millimetrico della telecamera a dir poco opzionale. Eppure, a distanza di oltre vent’anni, The Room riempie ancora i cinema di tutto il mondo per proiezioni di mezzanotte interattive (dove il pubblico lancia letteralmente cucchiai di plastica contro lo schermo).
Come ha fatto il peggior film della storia a diventare un cult così amato? Scomponiamolo insieme attraverso le nostre votazioni.
La Trama (o la sua assenza)
La storia ruota attorno a Johnny (interpretato da Wiseau), un banchiere di San Francisco incredibilmente buono, generoso e ingenuo, follemente innamorato della sua fidanzata Lisa. Ma Lisa, stufa di lui, decide di sedurre Mark (il migliore amico di Johnny), dando il via a un triangolo amoroso distruttivo.
Fin qui sembrerebbe un classico melodramma. Il problema è come viene raccontato. Personaggi secondari appaiono dal nulla, rivelano dettagli shock — come la madre di Lisa che annuncia con assoluta disinvoltura “Ho sicuramente il cancro al seno” — per poi non menzionare mai più l’argomento per il resto del film. Le sottotrame nascono e muoiono nel giro di una scena, lasciando lo spettatore in un costante e delizioso stato di confusione.
I Dialoghi e la Recitazione
La recitazione in The Room sfida ogni legge della psicologia umana. Tommy Wiseau recita come se fosse un alieno che ha studiato il comportamento umano solo attraverso vecchie telenovele trasmesse male. Le sue battute sono entrate nella storia della cultura pop. La transizione emotiva fulminea della celebre scena sul tetto (“Non è vero, non l’ho picchiata, non è vero… Oh, ciao Mark!”) è un pezzo di bravura involontario che nessuna scuola di recitazione potrà mai insegnare.
I personaggi cambiano umore da una frase all’altra e passano il tempo a lanciarsi un pallone da football da mezzo metro di distanza indossando lo smoking in un vicolo. È tutto magnificamente, incredibilmente finto.
Le Pagelle di The Room
Per valutare questo film non si possono usare i parametri tradizionali del cinema. Dobbiamo sdoppiare il giudizio: uno tecnico e uno basato sul puro valore di intrattenimento.
Valore Tecnico e Regia: 1/5
Dal punto di vista puramente cinematografico, è un fallimento totale. Errori di montaggio continui, inquadrature fuori fuoco, scene di sesso ripetute due volte usando lo stesso identico girato per risparmiare tempo (nonostante il budget di 6 milioni) e ambientazioni che passano dal set reale al green screen senza un motivo logico.
Valore di Intrattenimento: 5/5
Se lo guardate da soli potreste soffrire, ma se lo guardate con un gruppo di amici è l’esperienza più divertente che possiate fare davanti a uno schermo. Ha un ritmo comico involontario perfetto. Non ci si annoia mai perché ogni singola inquadratura contiene qualcosa di profondamente sbagliato e meraviglioso.
Dialoghi e Sceneggiatura: 1/5 (Tecnico)
Le battute non hanno senso nel contesto umano reale, ma sono talmente memorabili che vi ritroverete a citarle per i successivi dieci giorni. “You are tearing me apart, Lisa!” è il nuovo urlo shakespeariano.
Il Verdetto Finale
Voto Globale (Come opera d’arte involontaria): 4.5 / 5
The Room è la dimostrazione vivente che la passione totale, priva di qualsiasi briciolo di talento, può comunque creare qualcosa di immortale. Se Tommy Wiseau avesse fatto un film mediocre, oggi nessuno si ricorderebbe di lui. Avendo fatto un disastro perfetto, è entrato nella leggenda.
Se lo valutassimo con i criteri del cinema tradizionale sarebbe un 1 pieno, ma la sua straordinaria capacità di divertire e il suo status di leggenda della cultura pop lo elevano quasi al massimo dei voti in questa speciale categoria del “così brutto da diventare capolavoro”.
Se non lo avete mai visto, recuperatelo (magari leggendo prima o guardando The Disaster Artist, il film di James Franco che racconta la folle genesi di questa pellicola). Vi cambierà la prospettiva su cosa significhi “fare un film”.
